mercoledì 16 ottobre 2019

Lo straniero


Sono ormeggiato lungo una banchina mattonata cinta di pietra, qualcosa che somiglia molto a un marciapiedi. Non è un marina privato ma un porto pubblico: non ho servizi e non ho luce o acqua, se non le mie scorte. Le mie finestre, gli oblò, si aprono poco sopra il livello stradale, come quelle di un basso, di un seminterrato. E come in un seminterrato, raccolgono polvere. 
Le persone passeggiano a un metro da me, gettano uno sguardo curioso e scrutano oltre il tambuccio, violando in un certo senso la mia intimità domestica. I bambini giocano a palla, urlando come fanno i bambini e rincorrendosi fino allo stremo. Proprio di fronte c'è una panchina dove la sera le coppie si siedono a scambiarsi un bacio o a  chiacchierare e io, mio malgrado, ne colgo a volte i discorsi, le promesse e le parole d'amore.

Quando cucino, i miei odori si spandono fino alla piazza: il profumo di frittata o cipolla soffritta si mescola per un po' ai gas di scarico delle auto in circolazione (poche, per fortuna). Se fa caldo, mangio in pozzetto, offrendomi alla vista di chiunque voglia informarsi sui miei pasti.
Faccio la doccia all'aperto, sulla spiaggetta di poppa, strofinando il mio corpo insaponato davanti agli occhi tutti. Cerco di farlo rapidamente, con discrezione, in momenti in cui non c'è molta gente. Sia perché penso che qualcuno potrebbe non gradire lo spettacolo, sia perché anche questo, in fondo, è un momento di intimità violata.

Una sottile strato di vetroresina è la mia sola protezione dalle intemperie, il mio unico riparo dal sole o dalla pioggia. Per difendermi da entrambi posso solo rintanarmi sottocoperta. Se c'è il temporale sono costretto a chiudere tutto e restare tappato dentro fino a quando smette; un po' come gli zingari nelle loro roulotte.
Vivo in piazza, come un nomade, e sono arrivato dal mare. Non per restare, se non per un breve periodo fatto di interazioni fugaci con chi abita stabilmente questo posto. Spesso trovo cortesia, a volte noncuranza, raramente ostilità, perché i luoghi che affacciano sul mare sono abitati da genti abituate allo straniero.

Quando dopo giorni di navigazione si entra in un porto, si ha voglia principalmente di protezione e accoglienza. Si ha bisogno di un riparo dalla furia degli elementi naturali, di un momento di ristoro dalla stanchezza accumulata. Si ha bisogno di una mano amica che con un sorriso, magari indurito dal sale, prenda la nostra cima, e la trasformi in un cordone ombelicale fra noi e la terra, la madre terra.

Mi trovo in un tratto di mare percorso continuamente da gente in fuga. Non mi interessa indagare da cosa; chi va per mare ha spesso qualcosa da cui fuggire, fosse anche semplicemente se stesso. Anche se ne ho percorso la stessa rotta, a differenziarmi da quelle persone sono principalmente due cose: il colore della pelle e il portafoglio, per quanto il mio non sia granché gonfio. Due cose, soprattutto la prima, che non mi sono conquistato con grossi meriti personali e che certamente non possono costituire una discriminante per l'accoglienza. Eppure lo sono.

Anch'io qui, come loro, sono uno straniero, anche se a differenza loro ho una casa dove tornare se ne ho voglia o bisogno. Ma anch'io, adesso, sono da solo in una terra straniera dove potrei avere la necessità di qualcuno che mi sostenga. E nel momento in cui qualcuno ti sostiene, cessi di essere solo, di essere straniero. Per questa ragione non negherò mai a quelle persone il mio appoggio e il mio aiuto: perché forza di additare e sottolineare la diversità dell'altro ci si ritrova, prima o poi, a essere il diverso di turno. Chi va per mare sarà sempre mio fratello, sempre. 
Bisogna innanzitutto accogliere, se si vuole essere accolti.

sabato 15 dicembre 2018

Nuove parole di carta



Un nuovo libro, il terzo, per Piazza Grande. La vela di Odessa. Una navigazione tra le acque e la storia del Mar Nero e dell'Egeo. 
Una lunga navigazione in un mare ignorato dai diportisti, 3600 miglia circa, che mi ha condotto fino a Odessa, in Ucraina. Pensieri e piccole avventure con un occhio sempre rivolto alla storia e alla situazione sociale e politica dei paesi visitati.
Sono davvero soddisfatto del risultato di più due anni di studio, di navigazione e di scrittura
Può essere acquistato sul sito La vela di Odessa o presso le seguenti librerie:

Clipper, Via Marcantonio Bragadin, 42 – Roma
Libreria del mare, Via Broletto, 28 – Milano
Libreria internazionale Il Mare, Via del Vantaggio, 19 – Roma
Libreria del viaggiatore, Via del Pellegrino, 165- Roma
Grazie e buona lettura!

sabato 27 gennaio 2018

Profumo di Golden Globe



Quello che colpisce immediatamente di Francesco Cappelletti è la sua semplicità. È in procinto di partire per un giro del mondo in solitaria e ne parla con più modestia di tanti quando raccontano della loro epica esperienza sulla terribile tratta Anzio-Ponza. La sua barca, un vecchio 33 piedi che ha praticamente ricostruito da sé fin nelle strutture, ha meno strumentazione elettronica di una qualsiasi imbarcazione che naviga all'Elba in estate.

Un giorno, per caso, ha letto il bando della Golden Globe, regata celebrativa dei cinquanta anni dalla prima regata in solitaria senza scalo (quella di Moitessier, di Knox-Johnston, di Crowhurst) e ha deciso di partecipare. Passerà circa nove mesi da solo, doppierà i tre capi dell'oceano meridionale, navigherà in condizioni meteo estreme, e sul suo volto c'è il sorriso sereno di chi non sta sfidando né il mondo né se stesso, ma ha solo voglia di fare una cosa e la fa.

Quella di Francesco è una storia d'altri tempi, al cui centro c'è l'uomo e non attrezzature iperteconologiche, routier e meteorologi che indicano da casa la rotta da seguire e budget stellari. Ci sono gli amici che lo aiutano e che hanno il volto dell'artigiano appassionato che ha voglia di condividere con lui l'impresa. Ci sono alcuni piccoli sponsor con il desiderio di mettersi in gioco, di sperimentare, di crescere. E soprattutto c'è la sua pacata determinazione.

Ho avuto il piacere di ospitarlo a casa mia in occasione di una sua serata presso la Lega Navale di Roma, insieme alla sua compagna Silvia; entrambi persone che ispirano fiducia e simpatia al primo sguardo.
Le federazioni, le associazioni, i circoli dovrebbero sponsorizzare quelli come lui, perché rappresentano quell'Italia ingegnosa e laboriosa, pronta a lottare con mezzi limitati e anche a vincere.
Francesco è uno di noi, solo con più capacità e coraggio.

venerdì 11 agosto 2017

De Sardiniae circumnavigatione


Soffia a circa venti nodi il maestrale che spinge Piazza Grande in modo deciso quando le rocce levigate di Capo Testa sfilano alla mia dritta. Orzo leggermente e dirigo la prua verso l'isola di Cavallo, per attraversare perpendicolarmente le Bocche di Bonifacio e concludere così la circumnavigazione in senso orario della Sardegna, completata nel termine delle cinque settimane previste. C'è ovviamente onda da ovest, che però esalta più che infastidire; sono le condizioni ideali per una veleggiata spumeggiante.

mercoledì 15 marzo 2017

Un nuovo libro per Piazza Grande


Il mio editore si ostina a pubblicarmi ed io mi trovo costretto a continuare a scrivere. Dopo Rotta a Levante, ecco Rotta a Ponente

Racconta la navigazione che ho fatto qualche tempo fa, dalla Sicilia al Portogallo: un piccolo assaggio di Atlantico per Piazza Grande, la mia amata barchetta, e me. Oltre ai porti e le città che ho toccato, ho cercato di descrivere l'emozione che piano piano è montata dentro di me uscendo per la prima volta dallo Stretto di Gibilterra, fuori da quella specie di guscio protetto che è il Mediterraneo. Insomma, un velista qualunque alle prese con la novità di un oceano sotto la chiglia.

Attenzione a fare battute tipo «Te li vuoi fare tutti i punti cardinali?» perché potrei essere tentato da questa cosa!

Chi vuole può leggersi il primo capitolo.

Acquistabile al momento solo su Amazon o presso l'editore. Presto anche su altri siti di vendita online (ibs, La Feltrinelli, Mondadori Store) e presso le librerie nautiche.

Altre informazioni qui:

Rotta a Ponente
Da Marsala a Lisbona
di Luciano Piazza

Edizioni il Frangente
ISBN 978-88-98023-79-0
Pagine 168 + inserto fotografico
Formato 170 x 240 mm


mercoledì 10 agosto 2016

Fuga di mezzanotte (seconda parte)


Il destino mescola le carte, ma siamo noi a giocarle.


(B. Moitessier, La lunga rotta)

Così, una mattina, intorno alle nove, lasciamo la Bulgaria con vento fresco al giardinetto, viaggiando a circa cinque nodi. Dopo poche ore, al traverso di Igneada, perdiamo il campo al telefono, appena dopo aver segnalato su Facebook che siamo entrati in acque turche. Spero che nessuno si allarmi, perché temo che non lo ritroveremo prima di domattina, essendo costretti a tenerci molto distanti dalla costa per non entrare in uno specchio acqueo riservato alle esercitazioni militari della marina turca.

giovedì 4 agosto 2016

Fuga di mezzanotte (prima parte)


Il popolo deve stare allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, né lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste

(S. Allende)

La fresca notte odessita si distende sul porto della città, sulle imbarcazioni all'ormeggio, sulle piccole navi passeggeri che ogni sera fanno rientro dal loro consueto giro con i turisti, sui mercantili in attesa di terminare le operazioni di carico o scarico, sulle persone che passeggiano lungo la banchina, sulle coppie che affidano alla brezza i loro baci e le loro promesse d'amore, sul rivenditore di bibite e caffè che staziona ogni giorno davanti all'ingresso del mio pontile. Faccio due passi per rinfrescarmi anch'io e trovare un poco di sollievo dopo la calura del giorno che la bonaccia di oggi ha reso ancora più asfissiante. Il beep del telefono richiama la mia attenzione ed infilo automaticamente la mano in tasca per estrarlo: un messaggio da parte di Ahsen, la mia cara amica di Istanbul.
«Ci sono soldati dappertutto, il Bosforo è bloccato, sta succedendo qualcosa di grosso.»