mercoledì 10 agosto 2016

Fuga di mezzanotte (seconda parte)


Il destino mescola le carte, ma siamo noi a giocarle.


(B. Moitessier, La lunga rotta)

Così, una mattina, intorno alle nove, lasciamo la Bulgaria con vento fresco al giardinetto, viaggiando a circa cinque nodi. Dopo poche ore, al traverso di Igneada, perdiamo il campo al telefono, appena dopo aver segnalato su Facebook che siamo entrati in acque turche. Spero che nessuno si allarmi, perché temo che non lo ritroveremo prima di domattina, essendo costretti a tenerci molto distanti dalla costa per non entrare in uno specchio acqueo riservato alle esercitazioni militari della marina turca.

giovedì 4 agosto 2016

Fuga di mezzanotte (prima parte)


Il popolo deve stare allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, né lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste

(S. Allende)

La fresca notte odessita si distende sul porto della città, sulle imbarcazioni all'ormeggio, sulle piccole navi passeggeri che ogni sera fanno rientro dal loro consueto giro con i turisti, sui mercantili in attesa di terminare le operazioni di carico o scarico, sulle persone che passeggiano lungo la banchina, sulle coppie che affidano alla brezza i loro baci e le loro promesse d'amore, sul rivenditore di bibite e caffè che staziona ogni giorno davanti all'ingresso del mio pontile. Faccio due passi per rinfrescarmi anch'io e trovare un poco di sollievo dopo la calura del giorno che la bonaccia di oggi ha reso ancora più asfissiante. Il beep del telefono richiama la mia attenzione ed infilo automaticamente la mano in tasca per estrarlo: un messaggio da parte di Ahsen, la mia cara amica di Istanbul.
«Ci sono soldati dappertutto, il Bosforo è bloccato, sta succedendo qualcosa di grosso.»

lunedì 18 luglio 2016

La vela di Odessa


"Ma dove siamo? Ma dove siamo?", chiese la mela.

"Se pensi che il mondo sia piatto allora sei arrivata alla fine del mondo. Se credi che il mondo sia tondo allora sali e incomincia il girotondo!"
E la mela salì, salì, salì, salì, salì.


(Area, La mela di Odessa)

Ci sono immagini che si imprimono in modo indelebile nella nostra mente e continuano a rappresentare per noi la realtà così come l'hanno fissata, anche quando la realtà è radicalmente mutata e di quelle immagini sbiadite fatichiamo a trovare tracce nel presente. È una trappola mortale in cui bisogna evitare a tutti i costi di cadere, perché ci espone a un duplice rischio: quello di essere sorpresi, se non delusi, di non trovare ciò che ci aspettavamo e quello di non vedere ciò che invece il presente è in grado di offrire. È altresì vero che ci sono immagini talmente iconiche dall'essere imprescindibili e, se anche il tempo le ha rese poco o nulla rappresentative, ricercarle è quasi un obbligo se si vogliono cogliere le radici del presente. O anche solo per confrontarle con quanto la nostra mente ha tenuto in serbo o costruito artificiosamente.

sabato 9 luglio 2016

Sulina, lo shtetl danubiano



Le antiche carte dei corsari
portano un segno misterioso,
ne parlan piano i marinari
con un timor superstizioso.

(F. Guccini, L'isola non trovata)

Le antiche leggende marinare, quelle storie fasulle e abusate che per secoli sono rimbalzate fra i tavoli delle taverne dei porti di tutto il mondo, narrano spesso di visioni incredibili e inattese: vascelli fantasma e isole, apparsi un solo istante per imprimersi come un lampo negli occhi di chi osserva l'orizzonte, prima di sparire di nuovo. Sempre, ciarlatani ed imbroglioni hanno in malafede alimentato queste leggende per meglio abbindolare il malcapitato di turno e derubarlo, magari dopo averlo incantato, oltre che con le parole, con qualche bicchiere di rum. Ma al giorno d'oggi, chi può ancora credere a certe fantasie?

sabato 2 luglio 2016

Controllo e Costanza


"Quando si ha la pancia vuota non ci si pone altro problema che quello della pancia vuota."

(George Orwell)

I diversi siti meteo che consulto sono tutti concordi nel prevedere tredici nodi di vento da nord: bolina, quindi, per spostarmi da Balchik, in Bulgaria, a Mangalia, in Romania. Sono poche miglia, comunque, poche più di trenta, e tredici nodi di vento non dovrebbero alzare molta onda. Del resto è inutile aspettare che arrivi vento da sud: da queste parti, come mi hanno confermato alcuni pescatori locali, i venti estivi sono sempre dai quadranti settentrionali; e i pescatori locali, si sa, la sanno lunga. Con un cenno del braccio ringrazio il poliziotto e il doganiere che mollano le mie cime dalla banchina dove ho accostato per dichiarare l'uscita dal paese e poi me le lanciano in coperta. Le recupero, addugliandole e stivandole nel loro gavone, dopo di che tolgo i parabordi dalle draglie e metto Piazza Grande in rotta.

sabato 25 giugno 2016

La pompa comunista



Chi non è comunista a vent'anni è senza cuore, 
chi è comunista a quaranta è senza testa.

(Anonimo)

 
Con la prua puntata su Varna, affronto la prima sventolata di questo viaggio in Mar Nero: una bolina piuttosto dura, con circa venticinque nodi di vento e onda corta e ripida. Piazza Grande tiene comunque un bel passo e le quaranta miglia che abbiamo da percorrere sembrano scorrere rapide, seppure certamente in modo poco comodo e rilassato. D'altra parte, se il mare fosse sempre placido e tranquillo e le veleggiate sempre sospinte da brezze leggere, navigare sarebbe noioso. Tutto, alla fine, stanca ed è al male che talvolta va ascritto il merito di farci apprezzare il bene o, almeno, di farcelo riconoscere. Poi capita che improvvisamente il male si trasformi in peggio e divenga a sua volta bene, se non in senso assoluto, certamente da un punto di vista relativo. E il mare, a breve, me ne darà la dimostrazione.

sabato 18 giugno 2016

L'Uomo Nero



"Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do?
Lo darò all'uomo nero che lo tiene un anno intero."


(Filastrocca tradizionale italiana)


C'è una linea invisibile, a volte sottile altre più marcata, a volte nitida altre appena sfumata, che ci separa dall'ignoto. Al di qua c'è il consueto o, nei casi peggiori, la routine; al di là c'è la scoperta o, nei casi peggiori, il pericolo. Varcare la soglia del mondo conosciuto, se anche ci priva del conforto dell'esperienza, è sempre un momento emozionante, di crescita; a patto, ovviamente, di avere una mente curiosa e il cuore aperto alle novità. E se anche viviamo in un mondo ormai già tutto esaustivamente esplorato, la modalità con cui approcciamo un luogo o un contesto può ancora porci in una condizione di esplorazione, cosa che il luogo e il contesto di per sé non sarebbero in grado di fare.