sabato 27 gennaio 2018

Profumo di Golden Globe



Quello che colpisce immediatamente di Francesco Cappelletti è la sua semplicità. È in procinto di partire per un giro del mondo in solitaria e ne parla con più modestia di tanti quando raccontano della loro epica esperienza sulla terribile tratta Anzio-Ponza. La sua barca, un vecchio 33 piedi che ha praticamente ricostruito da sé fin nelle strutture, ha meno strumentazione elettronica di una qualsiasi imbarcazione che naviga all'Elba in estate.

Un giorno, per caso, ha letto il bando della Golden Globe, regata celebrativa dei cinquanta anni dalla prima regata in solitaria senza scalo (quella di Moitessier, di Knox-Johnston, di Crowhurst) e ha deciso di partecipare. Passerà circa nove mesi da solo, doppierà i tre capi dell'oceano meridionale, navigherà in condizioni meteo estreme, e sul suo volto c'è il sorriso sereno di chi non sta sfidando né il mondo né se stesso, ma ha solo voglia di fare una cosa e la fa.

Quella di Francesco è una storia d'altri tempi, al cui centro c'è l'uomo e non attrezzature iperteconologiche, routier e meteorologi che indicano da casa la rotta da seguire e budget stellari. Ci sono gli amici che lo aiutano e che hanno il volto dell'artigiano appassionato che ha voglia di condividere con lui l'impresa. Ci sono alcuni piccoli sponsor con il desiderio di mettersi in gioco, di sperimentare, di crescere. E soprattutto c'è la sua pacata determinazione.

Ho avuto il piacere di ospitarlo a casa mia in occasione di una sua serata presso la Lega Navale di Roma, insieme alla sua compagna Silvia; entrambi persone che ispirano fiducia e simpatia al primo sguardo.
Le federazioni, le associazioni, i circoli dovrebbero sponsorizzare quelli come lui, perché rappresentano quell'Italia ingegnosa e laboriosa, pronta a lottare con mezzi limitati e anche a vincere.
Francesco è uno di noi, solo con più capacità e coraggio.