venerdì 28 giugno 2013

Limnos, un'isola viva e tranquilla.


Lasciare il paradiso non è una cosa che si fa a cuor leggero. Stamattina mi sono svegliato con calma, ho fatto il caffè e mi sono seduto sulla tuga a guardare la fantastica insenatura dove ho passato la notte, certo che a Skiros prima o poi ci tornerò. Mi tocca il bagno mattutino, un tuffo per andare a terra a recuperare la cima che tiene Piazza Grande ferma sulla sua linea d'ormeggio, un'esperienza tonificante, frizzantina, nonchè esaltante per l'incredibile trasparenza dell'acqua. Salpo l'ancora, poi giro la barca e torno indietro per dare l'ultimo saluto a Francesca e Giovanni, che percorreranno da oggi una rotta diversa dalla mia. Vieni a farci l'inchino?, scherza Giovanni. In un certo senso sì, voglio ringraziare ancora una volta i miei amici per l'affetto che mi hanno dimostrato in queste settimane di navigazione insieme. Un cenno, un sorriso, poi metto la prua verso il mare aperto ed esco dalla baia senza voltarmi indietro. Odio gli addii strazianti, odio l'indugio nei saluti, anche se questo non è certamente un addio; ci rivedremo, ne sono certo, molto presto da qualche parte in questo Egeo meraviglioso.

In un mare liscio come l'olio percorro a motore, senza fretta, le poche miglia verso est che mi consentono di scapolare Capo Lithari, poi mi metto in rotta verso nord, ancora non so esattamente per dove. Deve esserci un po' di corrente contraria, perchè per fare più di 5 nodi devo mettere il motore più su di giri del solito. Di vento invece non ce n'è, non sufficiente a navigare almeno, ma meglio la calma piatta che il Meltemi sul naso! Sempre preso dal mio obiettivo supremo, Istanbul, e sempre convinto che questo buco di vento vada sfruttato al massimo, guadagnando quanto più possibile in latitudine, sono tentato dal mettere la prua direttamente sui Dardanelli. Dovrei fare una notte di navigazione, però, e l'ingresso dello stretto, oltre che problematico per le correnti contrarie, è anche uno dei punti del Mediterraneo a più alta densità di traffico di navi mercantili. A questo aggiungiamo che le previsioni danno, dalle 3 UTC di stanotte, quindi dalle 6 locali di domani, vento contrario piuttosto forte, intorno ai 30 nodi. Forse sarebbe un azzardo, soprattutto perchè a Skiros non sono riuscito a scaricare un bollettino meteo aggiornato. Ok, continuo così, direzione Limnos, un'isola piuttosto grande più o meno sul meridiano dei Dardanelli, arriverò col buio, ma a questo penserò quando sarà il momento.
Avanzo con davanti, in lontananza, il profilo sfumato di Eustriatos, una piccola isola, piuttosto distante da tutto, dalle rotte commerciali e da quelle classiche del diporto, per quanto di diporto quassù non ce ne sia poi molto. Non sono infatti molte le barche che tentano di risalire il Meltemi, soprattutto ad estate già iniziata. Eustriatos mi tenta, è proprio il genere di isola che piace a me, quella con pochi abitanti, con poco turismo, con poca confusione. Ma rischio di rimanere intrappolato lì se il Meltemi nei prossimi giorni dovesse riprendere a soffiare forte, ed io potrei mancare clamorosamente questa opportunità fortunata di avvicinarmi alla mia meta. Da domani dovrò stare fermo per almeno 48 ore, in attesa che passi una nuova sfuriata. All'orizzonte scorgo qualcosa che somiglia al profilo di Manhattan, è un'enorme porta-container, l'AIS, lo strumento che mi informa su tutto il traffico marittimo intorno a me, dice che è lunga più di 200 metri. L'altezza direi che è proporzionale ed i container impilati a sbalzo gli conferiscono il curioso aspetto di uno skyline fatto di grattacieli. Poi null'altro, solo mare, blu, intenso, vivido.
 Prima, mentre guardavo l'AIS sullo schermo del computer, mi sono accorto che per quanto non scorga nessuno all'orizzonte, c'è un incredibile traffico mercantile verso e dai Dardanelli, una fila interminabile di navi che come formiche operose percorrono nei due sensi la strada per il loro formicaio dopo essersi rifornite di cibo. In effetti, buona parte di questo traffico è fatto di petroliere che vanno e vengono dal Mar Nero, dove riempono le stive col loro prezioso carico di oro nero di provenienza russa. E' il modo in cui il mondo occidentale si approvvigiona del cibo di cui ha più fame, l'energia. Sorrido pensando che sono spinto dal vento, un'energia inestinguibile che se assecondata può portarmi ovunque. Il traffico è così intenso che le navi si chiamano continuamente fra loro sul VHF percomunicarsi le variazioni di rotta che eseguono per evitare l'abbordo.

Nel primo pomeriggio si alza un po' di vento, do vela, Piazza Grande si mette sui 5 nodi e mezzo e finalmente si spegne il rumore scoppiettante dell'entrobordo. Captando probabilmente il segnale dal ripetitore di Eustriatos, riesco a collegarmi ad Internet e scaricare delle previsioni meteo aggiornate. L'orario di inizio del vento forte è stato posticipato di qualche ora, sono tentato di accostare a dritta e tentare di raggiungere Canakkale, primo porto della Turchia. Però ci penso bene, sarebbe parecchio stancante e mi costringerebbe ad entrare nello stretto dei Dardanelli di notte. Desisto e lascio la prua su Limnos, mentre alla mia sinistra, un piccolo stormo di gabbiani, volteggia in aria e percorre un pezzettino di rotta insieme a me. 
Non arriverò prima di notte, quindi apro il portolano per scegliere bene l'atterraggio. Inzialmente pensavo di entrare nella grande baia che c'è a sud e fermarmi a Mudrou, dove c'è un porticciolo con una piccola banchina. Però, tentare un accosto di notte, da solo, in un porto che non conosco, non mi sembra il caso. Decido allora di andare a Myrina, sul lato ovest dell'isola, dove il porto è dentro una grossa insenatura naturale con fondo sabbioso. E' li che passerò la notte, all'ancora, per poi andare in banchina col favore della luce dell'indomani. Quando il sole inizia a calare, un tramonto meraviglioso mi rivela in controluce il profilo dell'ultimo dito della penisola Calcidica, lo spettacolo è veramente mozzafiato.

Verso le 10 di sera incomincio a vedere le luci dell'isola e poco dopo i fanali rosso e verde di ingresso nel porto. I fari di un auto che percorre un tornante sul profilo della costa ingannano per un istante il mio occhio, dando l'illusione di un faro che non c'è. Accade spesso quando la strada punta verso il mare e poi con una brusca curva rientra verso la costa, che le macchine illuminino il mare con lampi intermittenti, come appunto fanno i fari. Ma lo so, ci sono cascato una volta tanti anni fa, ora controllo bene la carta prima di allarmarmi. Alle 11 entro nell'avanporto e do fondo all'ancora su 5 metri di sabbia, fra un grosso ketch francese ed una piccola barca inglese. Il lungomare è acceso di taverne e bar, lo guardo dal pozzetto mentre festeggio l'arrivo con una birra gelata. 
La mattina seguente mi sveglio dopo un sonno profondo e subito sento che il vento, preannunciato ieri, è certamente arrivato. Do uno sguardo all'anemometro, le raffiche arrivano a 30 nodi, andare in banchina potrebbe risultare difficoltoso, ma tanto nessuno sembra aver intenzione di mollare le cime e spazi liberi non ne vedo. Un po' mi girano le scatole, ho bisogno urgente di fare cambusa e poi una passeggiata a terra a dare uno sguardo a quello che sembra essere un paese molto carino ho proprio voglia di farla. Torno sottocoperta e dopo poco la barca risuona dell'inconfondibile rumore della catena di un ancora che viene sollevata, qualcuno pare aver deciso di salpare. Piazzo rapido i parabordi su entrambi i lati, do volta a due cime a poppa e ne tengo altre due a portata di mano, poi, non senza qualche difficoltà per il vento sostenuto, recupero la mia ancora e mi avvio in banchina. Non è una manovra facile da eseguire da solo, il vento oltre ad essere parecchio è proprio laterale, il peggio che si possa avere per accostare. Beh, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, mi faccio coraggio, sul molo vedo un paio di persone già pronte ad afferrare le mie cime, gli faccio un cenno di conferma, cerco il punto dove calare l'ancora, mi sposto qualche metro sopravvento e corro a prua ad aprire la frizione del verricello e lasciar filare un paio di volte il fondo, che sta sui 6/7 metri. Poi serro la frizione quel tanto che blocchi la caduta libera della catena e torno a poppa per manovrare. Devo dare parecchio gas per mantenermi allineato, leggermente sopravvento per sicurezza, ma calcolo che alle brutte mi appoggerò alla barca sottovento che pare tosta ed in grado di reggermi per qualche minuto. Invece arrivo esattemente perpendicolare, perfettamente allineato al calumo, lancio le cime, le recupero passate a doppino ed il gioco è fatto. 10 e lode, manovra perfetta! Per sicurezza metto anche uno spring a prua, servirà ad evitare all'ancora una eccessiva trazione laterale.

Per prima cosa mi reco in Capitaneria, sono certo che qui avranno il tanto sospirato Dekpa, il porto di Limnos è importante. Il comando, proprio sulla piccola piazza dietro la banchina, è in un vecchio palazzetto degli anni '20, l'atrio e le scale sono pavimentate con la tecnica che si usava allora frequentemente anche in Italia, il cosiddetto seminato veneziano, un impasto di calce frammisto a schegge di marmo, che da un tocco di eleganza ad un edificio altrimenti austero come si conviene ad un piccolo ufficio pubblico di provincia. Buone notizie, ce l'hanno! Me lo riferisce una gendarme molto carina e professionale, però devo prima andare a pagare la tassa all'ufficio imposte, a circa un Km e mezzo di cammino. Che vuoi che sia, mi faccio spiegare bene dov'è e vado. Taxes office, mi spiega la marinaia, "euforia" in greco. Beh, euforia nel pagare le tasse mi pare troppo, però trovo poca fila, cortesia, e in mezzora me la sbrigo. Se penso ad un paio di mattine sane passate all'Agenzia delle Entrate di Viale Trastevere poco prima di partire...
Per una volta i vicini di ormeggio sono simpatici, due coppie anziane, una francese ed una olandese. Quest'ultima inizia a parlarmi, non capisco, chiedo di ripetere, continuo a non capire. Poi lui mi chiede: ma non sei fiammingo? Ah, accidenti, la bandiera belga! No, italiano, non è la prima volta che mi parlano in questa misteriosa lingua dopo avermi preso per suddito di re Leopoldo. Faccio due passi, il paese è molto carino, semplice, dominato dalla rocca, una fortificazione bizantina edificata su resti antichi e passata poi di mano in mano seguendo il corso della storia ed il susseguirmi delle dominazioni; in alto svetta ora maestosa la bandiera della Democrazia Greca.
Passeggio per il piccolo corso coperto di rampicanti, poi provo a perdermi nei vicoli, ma sono poche stradine in tutto e rapidamente esaurisco l'acciottolato percorribile. Faccio la spesa, bevo una birra ad un tavolino, poi me ne vado a vedere il lungomare dal lato opposto al porto. Una lunga fila di bar, tutti piuttosto eleganti e alle spalle tante piccole e graziose costruzioni in stile coloniale, evidentemente edificate nello stesso periodo dell'ufficio della CP. Pochissime le auto in giro, dappertutto si respira un'aria tranquilla, specialmente in porto, tutto praticamente pedonalizzato e tenuto lucido come uno specchio. Mi piace questo posto, semplice, pulito, curato ma non fichetto. Chissà com'è il resto dell'isola, ci sono altri nuclei abitati, ma non ho molta voglia di cercare un motorino in affitto e mettermi a guidare. Non lo faccio da un mese, anzi, prima di partire ho proprio venduto la macchina, tanto sapevo che per qualche mese non mi sarebbe servita, inutile continuare a pagare bollo e assicurazione per lasciarla marcire in strada.
In serata conosco Anghelos, che non è un greco ma un umbro doc, un velista che frequenta lo stesso forum, ADV, dove scrivo spesso anch'io. Ha visto il guidone che ho sotto la crocetta di sinistra e si è avvicinato. E' piccolo il mondo, quest'inverno avevo risposto ad un suo annuncio per comprare un'ancora che vendeva, a saperlo me la facevo consegnare qui! Stamattina un ragazzo che è a bordo con lui mi aveva fatto notare che qualcuno aveva lasciato un credito di 3 euro nella colonnina dell'elettricità proprio di fronte a me, perchè non approfittarne quindi per dare una bella ricaricata alle batterie. E dulcis in fundo, ci sono anche i bagni con le docce, non il top in fatto di eleganza e pulizia, ma sono gratis, ci si accontenta, come gratis è l'ormeggio ed un sacco di altre cose che invece in Italia si pagano e spesso sono in condizioni peggiori.
Cena frugale, qualche chiacchiera su FB, poi a nanna. Il vento fischia ancora forte fra le sartie, domani sarò senz'altro ancora qui e confesso che la cosa non mi dispiace affatto.














7 commenti:

  1. che ficata di posti e che ficata di post!
    grande Luciano, i 501 si avvicinano!

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  2. Bello bello il tuo racconto, caro amico di FB!!!!

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  3. vai così papo :)

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  4. uh, lulù! Bello! non vedo l'ora di essere lì! Anzi no, che passi piano il tempo, che questi mesi durino il doppio, così gli altri mesi , quelli terricoli, non hanno spazio e devono arrendersi. :-)

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  5. Di solito legvo il tuo blog nei trasferimenti casa lavoro.
    Chiuso dentro la vetturina sfrecciando tra aglomerati cottadini concalati ti immagino che veleggi lambito da un vento fresco e rilassa te ed è qui che me piglia il magone. Approvo e sottoscrovo LA TUA SCELTA di un viaggio avventuroso.

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